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Entro la fine dell’anno la Commissione europea promulgherà il Digital services act, che renderà più stringenti i criteri per pubblicare i contenuti sulla Rete

 

Fake news, incitamenti al razzismo, abuso dei dati personali.

Sono tanti e gravi i contenuti che girano liberamente su Internet e che, negli ultimi anni, hanno suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica.

Un problema su cui da tempo le autorità riflettono e che potrebbe avere trovato finalmente una soluzione.

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Entro la fine di quest’anno, infatti, dovrebbe entrare in azione il Digital services act, la nuova legge che la Commissione europea sta mettendo a punto e che obbligherà le grandi aziende della Rete ad assumersi la responsabilità legale dei materiali pubblicati sulle loro piattaforme.

La norma, come era prevedibile, è osteggiata dai diretti interessati, che non gradiscono affatto il ruolo di editori che Bruxelles intende affibbiare loro. Ma tant’è. Troppe volte chi ha voluto delinquere lo ha fatto impunito, grazie al pretesto della libertà di espressione che, su Internet, sfuggirebbe ai tentacoli della censura.

La questione principale nell’elaborazione della regola che porterà anche la Rete a essere uno spazio pubblico in cui i diritti di tutti siano tutelati è la definizione di criteri certi, per stabilire quali contenuti vadano rimossi in quanto illegali o dannosi.

Se sui materiali illegali un accordo condiviso c’è già, poiché tali sono ritenuti tutti quelli che riguardano la violenza, la pornografia e la propaganda a favore del terrorismo, più controverso è il concetto di dannosità.

Generalmente inteso come contenuto d’odio o informazione falsa, è censurato in alcuni Paesi, come la Germania, ma non in altri, e, per questo, è quello su cui si arroccano le resistenze delle aziende, che difendono la sua pubblicabilità in virtù del diritto di opinione.

Dietro la scusa della sua eccessiva arbitrarietà, tuttavia, non è difficile scovare la paura che le imprese tecnologiche covano di perdere i lauti guadagni che la circolazione indiscriminata dei dati sul Web ha finora assicurato e che la presa di posizione dell’Europa rischia di far svanire.

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