BOLOGNA, WeMakeFuture 2025 – “Truth hurts”, diceva una vecchia canzone. E al WMF25, il festival dedicato all’innovazione e al digitale, ha fatto anche un bel po’ di rumore. Il panel “Fake news: AI alleata o nemica?” è stato uno di quei momenti in cui il pubblico non solo ascolta, ma reagisce, riflette e – dettaglio non scontato – resta fino all’ultimo minuto.
In scena, quattro nomi che non passano inosservati:
- Alan Friedman, giornalista dallo stile tagliente e accento CNN-approved;
- Davide Casaleggio, imprenditore digitale dal ruolo centrale nei dibattiti su rete e informazione a 5 stelle (if you know what I mean);
- Giorgio Taverniti, l’esperto SEO che riesce a spiegare concetti complessi come se stesse ordinando un caffè al bar (quando lo fanno parlare);
- Enrica Sabatini, psicologa, ricercatrice e moderatrice dell’incontro – con un curriculum che suggerisce: don’t mess with her.
Eppure, qualcuno ha provato a farlo. Già nei primi minuti Friedman ha preferito ignorare titoli e meriti, rivolgendosi alla moderatrice come “la signora Casaleggio”. Una, due, tre volte. Quite a move, Alan. But hey, this ain’t Fox News.
Il pubblico ha colto la stonatura, ma il dibattito è andato avanti – e con spessore.
Taverniti ha messo sul tavolo una questione fondamentale:
“Siamo talmente bombardati da contenuti che su TikTok non abbiamo neanche il tempo cognitivo per capire se qualcosa è reale o no.”
Casaleggio, con toni altrettanto netti, ha rilanciato:
“Chi decide cosa è menzogna e cosa è verità? Chi finanzia il fact-checking, ne influenza l’esito.”
Friedman ha rincarato la dose con una dichiarazione shock:
“Le fake news sono parte integrante della nostra realtà mediatica. E continueranno a esserlo.”
La moderazione di Enrica Sabatini si è rivelata solida e chirurgica, riportando il confronto su binari costruttivi e mantenendo il ritmo con domande puntuali e taglienti.
Il dibattito si è chiuso con un intervento incisivo di Taverniti:
“I social non hanno un’etica. Nessun fact checking. E intanto perdiamo la capacità di trasferire strumenti cognitivi alle generazioni future.”
No exit. No scrolling. Non solo la sala (l’area dedicata del WMF) è rimasta piena fino alla fine, ma la conversazione è proseguita anche fuori, a conferma di quanto il tema sia sentito.
“Fake news are here to stay”, ha detto Friedman. Vero. Ma anche il pensiero critico, se decidiamo di allenarlo.






















