Facebook, odio e disinformazione. Le dichiarazioni shock di un ex dipendente

da | 23 Ott 2021 | Tecnologia

Un ex dipendente di Facebook accusa il social di aver messo la crescita ed i profitti della piattaforma al di sopra della battaglia contro i discorsi di odio e la disinformazione.

Alcuni dipendenti avrebbero lanciato l’allarme sulla diffusione di disinformazione e teorie della cospirazione ma la società non è riuscita a gestire il problema.

 

Il Washington Post riporta le parole di un ex dipendente di Facebook, contenute in una dichiarazione giurata effettuata alla Sec, l’autorità finanziaria statunitense, che accusa il gruppo fondato da Mark Zuckerberg di aver messo la crescita ed i profitti della piattaforma al di sopra della battaglia contro i discorsi di odio, la disinformazione e altre minacce per il pubblico.

Inoltre, riporta il New York Times, citando documenti interni all’azienda, i dipendenti avrebbero dato l’allarme in più occasioni sulla diffusione di disinformazione e di teorie della cospirazione, prima e dopo le elezioni presidenziali americane del novembre 2020.

L’ex dipendente del Gruppo Facebook, citato dal Washington Post, riferisce la parole di Tucker Bounds, funzionario della comunicazione della società, sulla controversia delle interferenze russe nelle elezioni: nel 2017 avrebbe detto che “è un fuoco di paglia. In poche settimane si concentreranno su altro mentre noi stampiamo soldi”.

Bounds al Washington Post ha replicato così: “Essere interpellato su una presunta conversazione faccia a faccia avuta quattro anni fa con una persona che non ha volto, e senza altre fonti se non un’accusa vuota, è una prima per me”.

Sempre secondo quanto riporta il New York Times, invece, nonostante gli avvertimenti dei dipendenti su fake news e rischi legati alle elezioni, il social network non è riuscito ad affrontare e gestire il problema.

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Dai documenti, infatti, emerge che la società era consapevole dei movimenti e dei gruppi di estremisti che sulla sua piattaforma cercavano di polarizzare l’opinione pubblica americana prima del voto del 2020.

I documenti rivelano che i dipendenti della società erano convinti che sarebbe stato necessario fare di più.


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