Energia a carbone: Potremmo tornare all’utilizzo delle centrali a carbone per compensare l’eventuale esclusione della fornitura del gas da parte della Russia.
I momenti drammatici causati dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, evidenzia l’imprudenza del nostro paese di non aver mai diversificato le fonti di energia e, probabilmente, anche i fornitori utilizzati negli ultimi decenni.
A seguito della guerra scatenata dal presidente russo Putin, si è scatenata in Italia una forte preoccupazione sul settore energetico, già colpito da diversi rincari in questi mesi.
Infatti, circa il 45% del gas che importiamo nel nostro paese proviene dalla Russia.
Superare quanto prima la nostra vulnerabilità a riguardo, evitando il rischio di crisi future, è di estrema importanza nel settore energetico del nostro paese, anche se siamo vicini alla fine dell’inverno e quindi alle porte delle temperature più miti.
Ripresa dell’energia a carbone
Riguardo l’eventuale esclusione della fornitura del gas da parte della Russia, la quale continua ad essere sanzionata dall’Europa, si è espresso il premier Draghi.
“Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato. Il governo è pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario”.
È quanto annunciato da Mario Draghi riguardo la possibilità di tornare, momentaneamente, all’utilizzo del carbone qualora la Russia chiuda la fornitura di gas dopo l’invasione dell’Ucraina.
Centrali a carbone in Italia
Le centrali a carbone in Italia sono 7: due in Sardegna ed una in Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Puglia.
Secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) del Ministero dello Sviluppo Economico, dovranno essere dismesse o convertite entro la fine del 2025.
Cinque centrali sono gestite da Enel, mentre le restanti da A2A e EP Produzione, costola italiana del gruppo cecoslovacco EPH.
L’inizio della guerra in Ucraina ha subito scatenato un balzo del 5,7% dei prezzi del grano. L’importanza dell’Ucraina e l’emergenza in Italia.
Non solo petrolio, sotto la spinta dell’attacco della Russia all’Ucraina i prezzi del grano sono balzati del 5,7% in un solo giorno raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel, sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina. Continua a leggere






















