L’iniziativa della multinazionale di inviare i dipendenti nei supermercati per promuovere i nuovi biscotti ha scoperto una modalità innovativa di pubblicizzare la merce, basata sul rapporto da pari a pari

 

Chiunque di noi guardi anche soltanto un po’ di televisione si sarà imbattuto negli spot pubblicitari in cui il fondatore di un marchio abbandona le quinte e mette il proprio volto a disposizione della promozione pubblica dell’azienda.

Negli anni, a questo spettacolo ci hanno abituato in parecchi.

Il primo, forse, è stato Giovanni Rana: un’icona per almeno due generazioni di consumatori, che ora non possono fare a meno di pensare a lui ogni volta che acquistano una confezione di tortellini.

Poi, è stato il turno dell’emulo Francesco Amadori, che ha tentato la stessa operazione ma per la sua carne di pollo. Infine, Ennio Doris, il padre padrone di Banca Mediolanum che, negli ultimi tempi, ha ceduto il testimone di promotore dei servizi offerti dall’istituto finanziario al figlio Massimo.

Una strategia pubblicitaria che, negli anni, ha funzionato ma che ora sembra aver ceduto il passo. La novità, invece, potrebbe averla inaugurata il marchio Ferrero, con una recente iniziativa destinata a interessanti sviluppi.

Nei giorni scorsi, infatti, mille dipendenti scelti della famosa multinazionale hanno battuto i supermercati e i negozi di alimentari di tutta Italia con una missione: presentarsi ai clienti con un vassoio in mano e offrire loro da assaggiare i “Nutella biscuits”, i nuovi biscotti inventati dalla casa di Alba.

Tra gli argomenti esposti al pubblico, anche la storia di come e perché il papà della Nutella ha deciso di lanciare sul mercato il nuovo prodotto e, soprattutto, le esperienze e le impressioni individuali dei dipendenti che a vario titolo hanno lavorato al progetto.

Secondo gli esperti, si tratta di una nuova frontiera della comunicazione d’impresa, definita “emotional marketing”.

Essa si basa sulla creazione di una relazione orizzontale tra il marchio e il consumatore e deriva dal bisogno, ormai insito nella nostra società, di instaurare un rapporto da pari a pari con le persone e con le cose.

In altri termini, è una tendenza figlia della cultura delle app e dei social network, dove la sfera pubblica tende a sparire e a lasciare spazio a un’interazione commerciale che si esaurisce tutta nella dimensione della personalizzazione e del privato.

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