Dopo i danni causati dalla bomba d’acqua che si è abbattuta sulla città Comune, Stato e Regione hanno predisposto un piano per mettere in sicurezza le acque del fiume. Pronti 40 milioni di euro.

 

Alcuni metereologi la considerano un fenomeno raro ma possibile, altri un evento senza precedenti nella pianura Padana per intensità e durata. A ogni modo, la bomba d’acqua che, nella notte tra domenica e lunedì, si è abbattuta su Milano ha provocato danni e paura in diverse parti della città.

Come sempre in situazioni simili, a far temere il peggio è stato il fiume Seveso: le sue acque hanno sfiorato i 300 centimetri di altezza, la soglia oltre la quale, spiegano gli esperti, il letto del fiume esonda. Per decenni, i quartieri limitrofi di Niguarda e Isola hanno subito allagamenti più o meno gravi a causa del fiume, sempre pronto a ribellarsi alla gabbia di cemento che lo tiene imprigionato sottoterra.

Ora, però, pare che Stato, Regione Lombardia e Comune di Milano abbiano trovato l’accordo per porre fine all’emergenza. “Barriere”, infatti, è il nome del piano da circa 40 milioni di euro avviato per consentire ai milanesi di dormire sonni tranquilli sotto la pioggia.

Esso prevede, anzitutto, nei quartieri a rischio esondazione, l’attivazione del servizio di allerta telefonica predisposto dalla Protezione Civile, che chiama automaticamente i telefoni fissi delle case e avvisa gli abitanti circa l’arrivo delle perturbazioni e l’importanza di evitare di recarsi presso ponti o sottopassi. Inoltre, sono già cominciati i lavori di potenziamento del canale scolmatore ai confini nord della città, essenziale per deviare una parte delle possibili piene.

La svolta, però, dovrebbe arrivare con la costruzione di due grandi vasche di laminazione a Bresso e ai confini orientali della città, da impiegare per raccogliere le acque in eccesso del fiume. Le gare di appalto sono state chiuse e le offerte pervenute sono al vaglio dei tecnici. Da discutere l’eventuale impatto ambientale delle opere.

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