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Un’indagine di Altroconsumo rivela che dopo il lockdown di marzo gli italiani hanno imparato ad apprezzare il valore delle risorse alimentari: l’84% non tollera gli sprechi e non butta più gli avanzi

 

Un effetto positivo: è quello che arriva all’economia del cibo dalla crisi causata dal Coronavirus.

Non stiamo scherzando e, tanto meno, facciamo ironia su un problema così grave come quello della pandemia in corso.

Tuttavia, leggendo i risultati di una ricerca recentemente condotta da Altroconsumo in merito alle abitudini alimentari degli italiani, il giudizio che se ne ricava è quello di una importante inversione di rotta, rispetto alla spesa di cibo e al consumo che ne facciamo sulle nostre tavole.

Lo deduciamo dalla presenza, sempre più diffusa all’interno dei supermercati, dei banchi frigo in cui sono disponibili, a prezzi scontati, prodotti di vario tipo prossimi alla scadenza, e ne siamo certi quando consultiamo le cifre di Altroconsumo: l’84% degli italiani non tollera più di buttare via cibo non consumato.

Non era così prima del lockdown di marzo, quando gli sprechi e le disattenzioni abbondavano decisamente.

Ma la reclusione domestica e le difficoltà di approvvigionamento delle provviste hanno comportato l’inevitabile riscoperta del valore essenziale del cibo.

Niente è scontato nello scenario del Coronavirus.

Spiega Franco Braga, responsabile alimentazione e salute di Altroconsumo: “Durante il lockdown abbiamo consumato i pasti in casa e abbiamo cucinato molto più spesso che in passato. Le limitazioni rendevano più difficile fare la spesa, di conseguenza c’è stata una maggiore attenzione agli acquisti, e una riduzione degli sprechi”.

E dire che lo spreco, quasi sempre, è frutto di disattenzione. Insomma, chi butta e avanza cibo non lo fa per volontà, ma per semplice distrazione. Ciò non esime dalla colpa, ma fa ben sperare su una probabile correzione dei comportamenti che, in effetti già avviene.

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Prima della chiusura generale della scorsa primavera, infatti, un italiano su due non pianificava i propri pasti, uno su tre non aveva mai compilato una lista della spesa, uno su quattro acquistava alimenti non preventivati.

Dopo lo spartiacque del lockdown, invece, non soltanto programmi alimentari e liste dei cibi da comprare imperversano su agende e foglietti, ma gli avanzi dei pasti precedenti non finiscono più nella spazzatura, ma sempre più spesso si dirigono verso i nostri stomaci.

Atteggiamenti sani e sensati verso una risorsa preziosa come il cibo che una situazione di emergenza ci ha indotto e che, si spera, possano proseguire anche quando si tornerà alla normalità.

Braga ne è sicuro, perché basta davvero poco: “Prima di tutto bisogna controllare che cosa abbiamo in dispensa e in frigorifero e che cosa urge da essere consumato. Poi è opportuno programmare i pasti dei giorni successivi, anche solo approssimativamente, così da recarsi a fare la spesa con un’idea precisa di cosa acquistare”.


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