In questi giorni di grande preoccupazione e ansia per quello che sta accadendo intorno a noi e per la permanenza forzata in casa di tutte le famiglie, il Ministero dell’Istruzione ha invitato le scuole ad organizzarsi per la didattica a distanza.

 

Ne abbiamo parlato con Daniela Massarani, psicologa dell’età evolutiva.

Come tutte le famiglie, anche la mia è stata invitata dalle insegnanti a connettersi online per scaricare e lavorare su materiali e compiti assegnati.

Oltre ad essere una psicologa clinica e dello sviluppo, sono anche mamma di due bambini che frequentano la scuola primaria ed una cittadina italiana da sempre piuttosto attenta a quello che succede a livello sociale.

Premetto che sin dal primo giorno di avvio della didattica online mi sono fermata a riflettere sul senso di questo approccio e sull’effetto che potesse avere sulla vita della mia famiglia e dei miei figli e più in generale sulla società. Condivido volentieri alcune delle riflessioni fatte in questi giorni.

La prima considerazione che mi viene in mente è che la scuola dovrebbe essere per tutti.  Questo è garantito dall’articolo 34 della nostra Costituzione. Lo riporto per chi non lo ricordasse:

“Articolo 34. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”

Non posso non pensare che la didattica online richieda alcuni elementi fondamentali che non tutte le famiglie hanno a disposizione. Per poter seguire la didattica online infatti ogni famiglia deve avere un computer, una connessione ad internet, una stampante, un genitore in grado di far funzionare i dispositivi di cui sopra e con il tempo e le competenze necessarie per affiancare i figli nello svolgimento di lezioni e compiti.

Alcuni di voi penseranno: ma chi non possiede un pc al giorno d’oggi? E comunque si può sempre usare il cellulare…

Certo forse per le famiglie cittadine è ormai normale avere a casa un computer e la connessione, ma se allarghiamo lo sguardo ci accorgiamo facilmente che non è poi così vero ovunque nel nostro paese. E anche se fosse vero, considerato che siamo tutti a casa a lavorare con i nostri computer, non è possibile utilizzarli per far fare i compiti ai figli. Ancora più complicato se in famiglia c’è più di un figlio. O se mamma e papà non hanno le conoscenze e competenze per poter aiutare i bambini o i ragazzi.

Diventa chiaro quindi che la didattica online rischia di diventare discriminatoria nei confronti di chi non ha mezzi o competenze per poterla adeguatamente utilizzare. E di fatto suddivide i nostri ragazzi in figli di serie A e figli di serie B. Rendendo l’istruzione possibile solo per i primi e impossibile per i secondi.

La seconda considerazione è invece relativa agli effetti negativi della didattiche online che richiede ai nostri ragazzi di passare molto tempo davanti ai dispositivi elettronici. Questo secondo aspetto ha diversi risvolti. Se da una parte la didattica online dovrebbe sopperire all’assenza della scuola in questo periodo, dall’altra credo che la scuola non rappresenti solo lo svolgimento di compiti e valutazioni. Dunque in nessun modo la didattica online può sostituire il valore educativo e sociale che la scuola dovrebbe avere.

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Le ricerche e le evidenze scientifiche sugli effetti negativi di un uso sconsiderato delle tecnologie sono molto chiare. Parlano di effetti negativi molto pesanti a livello di competenze sociali e di salute mentale. I bambini e i ragazzi che passano più tempo davanti ai dispositivi elettronici soffrono maggiormente di ansia e depressione e faticano a mantenere la concentrazione. I dispositivi elettronici inducono comportamenti simili a quelli causati dalle dipendenze da droghe per via del rilascio di dopamina nel cervello. Le neuroscienze mostrano che un uso spropositato delle tecnologie induce alterazioni nel cervello di bambini e ragazzi: atrofia della materia grigia e diminuzione o perdita di volume dei tessuti cerebrali.

Ci tengo a sottolineare che questi effetti negativi comprovati e dimostrati non spariscono solo perché ora i dispositivi vengono utilizzati per fare i compiti e non per giocare ai videogame. Insomma, in virtù dell’epidemia circolante il succo non cambia: passare molte ore davanti a computer, telefonini, tablet e schermi vari, se pure per dei contenuti “educativi”, è comunque altamente dannoso per il cervello in sviluppo dei nostri figli.

danni computer

Infine, vorrei condividere un aspetto che mi preoccupa molto, legato proprio all’idea di “educazione” e a ciò che la scuola dovrebbe fare. A scuola non si dovrebbe andare per imparare nozioni. O per lo meno non solo. E il ruolo degli insegnanti non dovrebbe essere quello di “riempire” le teste dei ragazzi. Educare significa portare fuori, trasmettere principi e contenuti culturali e morali. E questo presuppone l’esistenza di una relazione. Con un educatore, l’adulto che educa e con i pari, i compagni con cui facciamo un percorso. La relazione permette di specchiarci e crescere con l’altro e attraverso la presenza dell’altro. Delle sue emozioni, caratteristiche, espressioni e vissuti.

Nella scuola di oggi, anche quella svolta in aula, purtroppo, salve rare e preziose eccezioni, questo aspetto relazionale si va sempre più perdendo per lasciare spazio solo alle valutazioni sotto forma di verifiche e interrogazioni. E se già difficilmente si riesce ad essere educatori dal vivo, non oso immaginare cosa possa accadere online.

Quello che sta accadendo per via di questo virus e degli effetti sociali ed economici che produrrà, è una “novità” assoluta. Molto simile ad uno stato di guerra, ci costringe ad una totale rivisitazione della nostra vita. E così come stravolge la nostra esistenza, porta con sé ansie, paure e incomprensioni per bambini e ragazzi. Mi chiedo se davvero ancora una volta vogliamo perdere l’occasione di fermarci e semplicemente “essere” al fianco dei nostri figli. O se ancora una volta pensiamo di doverli scaricare come pacchi fastidiosi di fronte ad un pc che li intrattenga perché noi abbiamo perso la capacità di starci insieme.

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Nei periodi di guerra le priorità cambiano. La vita si restringe intorno alle persone e alle cose che davvero hanno un senso. Non c’è tempo per le cose superflue. E forse in questo momento i compiti e le nozioni devono passare in secondo piano. Per lasciare lo spazio a momenti di confronto e di dialogo.  In famiglia e anche a scuola. Spazio che consenta ai nostri bambini e ragazzi di comprendere cosa sta accadendo. Di poter condividere dubbi, incertezze e paure.  E semplicemente di potersi sentire “vicini” ad insegnanti e compagni con cui si è condiviso fino a qualche settimana fa, lunghi momenti di vita che chissà per quanto tempo ancora non vivremo più.

E allora basta allo scambio folle e ottuso di pagine di libri e quaderni e schede sulle chat assurde e deleterie delle mamme su whatsapp. Ma ci rendiamo conto di cosa sta accadendo davvero? E vogliamo davvero che i nostri figli di questo periodo ricordino solo le video-lezioni di un’ora davanti ad un monologo del professore? O educarli significa mostrargli che il mondo che hanno conosciuto fino ad ora forse non ci sarà più?

Sedetevi di fianco ai vostri figli, abbracciateli, rassicurateli. Trovate modi e tempi per ridere insieme, per comprendere come funziona il mondo, per vedere che la natura e il pianeta vanno avanti anche se noi siamo chiusi in casa. Parlategli di quello che avete dentro, di quello che vi fa battere il cuore, di ciò che vi fa sentire vivi. Per il resto forse ci sarà tempo. O forse no. E vi assicuro che andrà bene lo stesso!

Daniela Massarani – The Family Trainer
Premium Partner
Psicologa del Benessere Famigliare
Tel. 333.3790986
Email: info@thefamilytrainer.com
Web: www.thefamilytrainer.com

 

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