«Ho riconosciuto uno di loro dai tatuaggi, è un capo della MS13». Il padre di Gianluca Ibarra Silvera, tristemente protagonista delle ultime notizie di cronaca a Milano, parla tra le lacrime davanti alla stazione Certosa, dove il figlio di 22 anni è morto accoltellato nella notte tra lunedì e martedì.
L’uomo ha affermato ai microfoni della Rai di aver visto il gruppo già prima dell’aggressione: «Questo è il loro territorio», ha aggiunto, indicando un movente che gli investigatori stanno ancora verificando.
Una serata normale, poi l’agguato
Gianluca era uscito con il fratello 20enne Gianfranco e un amico per comprare delle birre in un minimarket in via Mambretti. Al ritorno in stazione, per prendere il treno verso casa a Segrate, si sono trovati di fronte a un gruppo di una decina di ragazzi, anche loro di origini sudamericane, che bevevano vicino ai binari. Qualcuno, secondo il racconto del padre, mimava lettere e corone – simboli dei Latin Kings. È bastato poco perché la situazione precipitasse.
Inseguito tra i binari della stazione Certosa, colpito a morte
Il gruppo ha cominciato a lanciare pietre e bottiglie, poi ha inseguito Gianluca tra i binari. Il 22enne è inciampato sulle traversine del binario 6. Lì è stato raggiunto e colpito più volte. Un fendente ha reciso l’arteria femorale. I soccorritori del 118 lo hanno rianimato sul posto, ma è morto all’ospedale Fatebenefratelli senza mai riprendere conoscenza. Il fratello se l’è cavata con alcune abrasioni. Vicino al corpo di Gianluca è stato trovato il cellulare, intatto: non si è trattato di una rapina.
Dopo l’agguato il branco si è disperso. Parte del gruppo è salita su un treno diretto a Treviglio. Sulle pareti della stazione gli agenti della Mobile e della Polfer hanno trovato le lettere LK tracciate con la vernice. I fermati, secondo il racconto del fratello di Gianluca, avrebbero gridato «siamo i King, qui comandiamo noi».
Cronaca Milano: chi era Gianluca
Gianluca Ibarra Silvera era incensurato. Lavorava con lo zio in un’azienda di allestimenti per fiere. L’unico tatuaggio che aveva era il volto della sorella, morta di parto tre anni fa. «Era un bravo ragazzo, tranquillo, e un gran lavoratore», ha detto chi lo conosceva. La compagna salvadoregna del padre ha aggiunto: «Gli avevo detto di non rischiare, di restare a dormire da noi».
Le indagini
Le indagini su questo tristissimo fatto di cronaca sono coordinate a Milano dal pm Elio Ramondini e dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini. Al vaglio le immagini delle telecamere della stazione. Tra gli aggressori potrebbero esserci anche minorenni. Al momento non emerge una guerra tra gang organizzata, ma fonti investigative parlano di violenza tipica delle pandillas latinoamericane. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno riconosciuto diversi componenti del gruppo dai tatuaggi, riconducibili ai Latin Kings.
Chi sono Latin Kings e MS13
I Latin Kings – Almighty Latin King and Queen Nation – nascono negli anni Cinquanta a Chicago tra la comunità portoricana. Arrivano in Italia negli anni Novanta con le ondate migratorie dall’Ecuador e dall’America Latina. Si riconoscono dai colori oro e nero, dalla corona a cinque punte e dalle iniziali LK. A Milano controllano alcune stazioni e zone della periferia nord.
La MS13, Mara Salvatrucha, è invece nata in California negli anni Ottanta tra i rifugiati salvadoregni. È oggi una delle organizzazioni criminali più violente delle Americhe, con ramificazioni in Europa. I suoi membri si riconoscono dai tatuaggi estesi sul corpo, spesso sul viso. A Milano la sua presenza è documentata dagli inquirenti da anni, anche in relazione ad aggressioni nelle stazioni ferroviarie. Le due bande non sono alleate: controllano territori diversi e si contendono il predominio nelle stazioni, nodi strategici anche per lo spaccio.
«Voglio che prendano quei bastardi e sia fatta giustizia» ha dichiarato il padre di Gianluca.






















