Cos’è il Ddl Zan e cosa sta accadendo in politica e con il Vaticano

da | 25 Giu 2021 | Governo e Politica

Cos’è il Ddl Zan? Carcere fino a un anno e sei mesi o una multa fino a un massimo di 6.000 euro. Le critiche scatenate in politica e in Vaticano.

 

Cos’è il Ddl Zan

Il 4 novembre 2020 la Camera ha approvato un Ddl (che prende il nome di Ddl Zan per via del cognome del relatore, il deputato Zan) riguardo a misure di contrasto e prevenzione della violenza e della discriminazione per motivazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sulla disabilità e sull’identità di genere.

Composto da soli dieci articoli, il Ddl Zan mira a cambiare l’articolo 604-bis del Codice Penale sul reato di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, religiosa o etnica”.

Carcere fino a un anno e sei mesi o una multa fino a un massimo di 6.000 Euro per chi propaganda idee basate, appunto, sull’odio razziale ed etnico o sulla superiorità, a chi commette – o istiga a commettere – atti di discriminazione per cause razziali, etniche, religiose o nazionali”.

Il Ddl Zan vorrebbe aggiungere alle cause anche quelle basate sul sesso, sull’orientamento sessuale, sul genere, sull’identità di genere e sulla disabilità.

 

Le critiche al Ddl Zan, dal Vaticano alla politica

Le critiche arrivate finora al Ddl Zan riguardano la libertà d’espressione e il reato d’opinione. In breve, il Ddl Zan non vuole impedire ai singoli cittadini di esprimere le proprie opinioni, ma vuole rendersi necessario in casi concreti di pericolo o di possibile pericolosità.

La Santa Sede si è dapprima pronunciata a sfavore del Ddl Zan, sostenendo che metterebbe in discussione la libertà di organizzazione della Chiesa, regolata dagli accordi di revisione del vecchio concordato Stato-Chiesa del 1984 che era giunto come cambiamento rispetto ai Patti Lateranensi del 1929.

Ad esempio, le scuole private cattoliche non potrebbero astenersi dal partecipare alle attività previste per il 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Il disegno di legge, con l’articolo 7, ha fra gli obiettivi quello d’istituire una ricorrenza, in questa data, a livello nazionale per promuovere la cultura dell’inclusione e del rispetto, la lotta ai pregiudizi, alle violenze e alle discriminazioni.

Un’altra preoccupazione della Chiesa è la possibile ripercussione giudiziaria per la libertà di pensiero ed espressione dei fedeli cattolici. Enrico Letta, segretario del Partito Democratico sostiene di essere favorevole al Ddl Zan mentre Salvini, leader della Lega, si schiera dalla parte del Vaticano considerando il Ddl Zan un “bavaglio alla libertà di espressione.”

Il Presidente del Consiglio Draghi sostiene che “il nostro è uno Stato laico, il Parlamento è sempre libero di discutere e legiferare.” 

 

Il Vaticano abbassa i toni

Sembrerebbe che la Santa Sede non chieda di “bloccare la legge”, ma di prestare attenzione perché vengano scritte delle norme che non possano causare “problemi interpretativi” e che quindi non possano essere usate per sanzionare anche la semplice libertà d’espressione.

C’è chi sostiene che in Oltretevere non ci sia una “squadra” compatta. Il segretario di Stato Parolin sembra aver voluto allentare la tensione con il governo italiano e allo stesso tempo cercare di far scomparire le voci sui dissidi interni nello stesso Vaticano.

Quel che pare è certo, è che Parolin si è mostrato sulla stessa lunghezza d’onda di Draghi, sostenendo: “Lo Stato italiano è laico, concordo con il Presidente del Consiglio.” 


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