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In questi giorni tantissimi genitori con cui svolgo regolarmente consulenze psicoeducative si sono messi in contatto con me per sapere come affrontare la tematica Coronavirus con i loro figli

 

Come molti di voi sapranno per l’emergenza Coronavirus le scuole di alcune regioni italiane saranno chiuse fino a venerdì. Ovviamente ci troviamo in un momento insolito in cui il rallentamento collettivo delle attività consuete comporta un cambiamento più o meno netto rispetto alla “vita normale”. Questo sia a livello individuale che famigliare. In veste di psicologa clinica e dello sviluppo con un particolare focus sulle famiglie mi sono fermata a riflettere su due aspetti legati a questo momento specifico, almeno qui in Italia.

Daniela Massarani MilanoBIZ

Come parlare ai bambini di questa malattia

Una prima riflessione si concentra su come affrontare questo momento quando si hanno a casa dei bambini. Come parlare ai bambini di notizie che sentono sicuramente circolare, senza capire cosa stia realmente accadendo. E come aiutarli a non vivere questa malattia e questo periodo con ansia e angoscia.

La seconda riflessione è un po’ più filosofica che psicologica. Sul significato più generale di questo allentamento e rallentamento delle nostre abitudini. Sulla paura e sull’amore come suo antidoto. Sulla scoperta di cosa è realmente importante. E questo vale per grandi e piccoli.

Ma procediamo con ordine dalla questione più pratica: come parlare ai nostri bambini di questo virus aiutandoli ad elaborare e affrontare il momento senza ansie inutili.

La mia riflessione in merito è sicuramente influenzata dalle mie competenze come psicologa ma anche dalla mia esperienza come mamma. Quindi in parte vi racconto come sto affrontando io questo tema con i miei bambini entrambi in età da scuola elementare. Ma cercherò anche di fare alcune considerazioni differenziate in base all’età dei bambini.

 

Bambini in età pre-scuola materna

Innanzitutto ritengo che se hai un bambino molto piccolo (età pre scuola materna) sia sempre molto importante tenerlo lontani da schermi e notizie che cognitivamente non è in grado di capire. Mentre invece è sicuramente abile nel cogliere il tono emotivo  e le espressioni facciali e con esse la nostra ansia o preoccupazione. Un bambino di questa età difficilmente riesce ad elaborare queste emozioni. Quindi suggerirei di non parlare in loro presenza di argomenti difficili neanche se pensate che non vi ascoltino. Ma soprattutto cercate di regolare innanzi tutto il vostro stato emotivo, abbassando il vostro livello di agitazione ed ansia.

coronavirus milano

Bambini in età prescolare

Anche i bambini in età prescolare dovrebbero essere protetti da notiziari e telegiornali, ma se il tuo bambino ha questa età potrebbe aver sentito qualche informazione in merito e magari può porti delle domande specifiche. In questo caso suggerirei di rispondere e cogliere l’occasione per dare una spiegazione semplice e comprensibile. E nel contempo rassicurarlo sul fatto che siamo al sicuro. E che se seguiamo poche regole di igiene e buon senso non potrà accadere niente di grave. Magari spiegando che questa malattia fa stare molto male solo persone che hanno già delle problematiche di salute. Per la maggior parte delle persone gli effetti sono quelli di una semplice influenza.

 

Bambini in età scolare

Se avete un bambino in età da scuola elementare sicuramente potete affrontare l’argomento, ricordandovi di adattare le vostre spiegazioni alla sue capacità di comprensione. Tenete anche a mente che i bambini di questa età spesso fanno ragionamenti sofisticati ma in realtà possono avere degli incubi o diventare molto ansiosi dato che i telegiornali spesso forniscono immagini di un mondo caotico e destabilizzante. Dal mio punto di vista e con i miei bambini parlo di argomenti difficili, come può essere il corona virus, ma tendo comunque a proteggerli dalla visione dei telegiornali. I media spesso e volentieri utilizzano immagini e comunicazioni ad effetto: il loro obiettivo è essere sensazionali. Sono fatti apposta per suscitare emozioni forti e talvolta incontrollabili.

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Un aspetto da considerare con i bambini di tutte le età è di calmarsi prima di parlare con loro per non trasmettere, anche inconsapevolmente, ansie e paure. Cercate di parlare con onestà, senza avere il timore di ammettere che non sapete tutte le risposte. In generale quando parlo con i miei bambini permetto loro di parlare in maniera aperta e farmi anche molte domande. Cerco più che altro di dare spazio a loro e di ascoltare cosa hanno percepito, ascoltato o compreso e tento di evitare spiegazioni noiose o didattiche. In generale questo consiglio vale per ogni discussione o conversazione che puoi fare con il tuo bambino relativamente ad argomenti difficili.

coronavirus famiglia e figli

Cosa fare concretamente a casa

Dal punto di vista pratico queste giornate “chiusi in casa” possono diventare molto stancanti se si hanno dei bimbi piccoli da intrattenere. Il mio consiglio è di alternare momenti di gioco indipendente a momenti di gioco insieme. Questo vale sia per i più piccoli che per i più grandi. La capacità di giocare in maniera indipendente è una competenza fondamentale per i bambini di tutte le età e deve essere un obiettivo da conquistare in maniera graduale per i più piccoli.

Per i bambini invece già in età scolare le attività da fare in casa possono essere diverse e varie. Possiamo anche invitare qualche amichetto a giocare, e usare il tempo a disposizione per fare una sorta di vacanza indoor. Quella che gli americani chiamano “staycation”. Ovvero una vacanza da fare stando in casa. E usando il tempo a disposizione per stare insieme e per concentrarsi sull’essere più che sul fare.

E qui con questa frase alquanto sibillina ci spostiamo sulla seconda riflessione che volevo condividere con voi. Su come questo evento corona virus possa anche essere un’occasione per fermarci un momento e gettare uno sguardo su come stiamo vivendo. O dove stiamo andando come società. E su quale impatto questo modo di vivere abbia sul nostro modo di essere genitori. E più in generale su come abbiamo deciso di vivere come specie umana.

 

Un’occasione per fermarci e sentire

Il primo effetto del corona virus e delle comunicazioni mediatiche di questi giorni è stato di generare molta paura. Paura che si scatenasse una vera epidemia. Paura che potesse arrivare fino a noi. Dentro alle nostre case e alle nostre famiglie dove solitamente ci sentiamo sicuri e al riparo dai pericoli. Paura di ammalarsi o di morire. Questi argomenti nella nostra società suscitano molta paura perché in un certo senso sono poco presenti in circostanze normali e sono fenomeni con cui veniamo sempre meno in contatto. So che l’argomento non è dei più allegri ma in natura tutto nasce, si sviluppa e poi muore. Compresi noi esseri umani. E per quanto sia l’unica certezza che abbiamo in tutta la nostra esistenza spesso e volentieri fingiamo di essere qui per sempre, di non avere scadenza. E spesso tristemente questo ci porta a vivere in uno stato di scarsa consapevolezza. Nella costante attesa che il momento successivo a questo sia migliore di quello che stiamo vivendo. In una continua ricerca di qualcosa che ora non abbiamo ma che se avessimo ci renderebbe più felici, più soddisfatti, più riusciti. Viviamo insomma in una continua e spasmodica ricerca di qualcosa che deve ancora avvenire. Totalmente incapaci di vivere il presente, per quello che è.

E di fronte ad una possibile pandemia, per un attimo siamo costretti a fermarci. E cercare di capire quali sono le nostre priorità. Chi sono le persone che per noi sono importanti. In un certo senso è un’ottima occasione per fermarsi e fare il punto della situazione. Su cosa conta e cosa no. Sulle questioni a cui abbiamo attribuito importanza e quelle a cui abbiamo dedicato troppe poche o troppe energie.

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Un ritmo diverso

Questa settimana molti genitori sono costretti a passare del tempo a casa (molti con permessi, altri con smart working e telelavoro) in compagnia dei loro figli. E con la paura alle calcagna hanno magari provato a godere di questo momento di pausa e del tempo passato insieme. Hanno sperimentato un ritmo di vita diverso. Più spazio e più tempo da passare con i bambini. Con le gioie e le difficoltà che questo comporta. Ma sicuramente mettendo più attenzione ed energia nelle relazioni. E forse riscoprendo che quando il tempo si dilata le relazioni e l’amore prendono un’altra forma. Genitori e bambini costretti solitamente a ritmi forsennati nella città, di colpo senza attività e corse da fare. Meno stress frenetico da performance vincente. Più tempo dilatato e tranquillo. Più noia, più vuoto…ma forse anche più spazio per dare e ricevere amore. Che poi è l’antidoto migliore alla paura.

 

Paura e amore

Del resto nel nostro cervello, c’è una interessante ghiandola chiamata ipofisi che secerne tra i tanti due ormoni particolarmente importanti: ossitocina (ormone dell’amore) e ADH (ormone della paura). L’ipofisi può produrre solo uno dei due ormoni alla volta. Quindi amore e paura sono in antitesi tra loro. E se proviamo un’emozione non possiamo provare l’altra. Dunque questo è il momento di concentrarci sull’amore e alimentarlo il più possibile nelle nostre relazioni. Credo, o forse spero, che questa pausa forzata permetta a molti di noi di accorgerci che il ritmo pressante a cui viviamo non è così funzionale come abbiamo creduto. Sicuramente non ci permette di essere genitori come vorremmo, con la calma che ci consente di “accompagnare” ed “esserci” per i nostri bambini in crescita.

 

Imparare ad esserci

Nel vedere le immagini di un mondo intero che si blocca o rischia di bloccarsi totalmente a causa di un virus che sfugge al controllo ho sentito forte la necessità di riflettere sul nostro modello di sviluppo. Su cosa ci costringe a fare questo modello di sviluppo in cui necessariamente anno dopo anno dobbiamo produrre più ricchezza. In cui la soddisfazione e la gioia personale passa spesso e volentieri solo attraverso il possedere cose, e poi altre cose….e altre ancora. Una società in cui non sappiamo più provare semplicemente la gioia dell’essere. Essere genitori al fianco dei nostri bambini. E molto spesso quando anche ci siamo fisicamente, abbiamo sempre la mente impegnata e distratta in mille altri pensieri e preoccupazioni. Incapaci di esserci veramente con tutti noi stessi: corpo, cuore, mente.

Allora vi invito in questi giorni di “stacco” dalle abitudini consolidate delle nostre esistenze, a provare a riflettere e immaginarsi alternative possibili per esserci davvero con i nostri bambini. Sarebbe bello che ognuno di noi provasse per qualche giorno a percepire che effetto fa sulla nostra esistenza e sulla nostra “salute” psicofisica e “spirituale” (e su quella dei nostri figli) un ritmo più lento e tranquillo. Provare a sentire con tutti i nostri sensi e con il cuore che effetto fa una città con meno traffico e meno rumore. Fermarsi ad ascoltare la sensazione che ci dà il circondarci di persone meno stressate e meno indaffarate in cose che dovrebbero essere solamente il corollario della vera esistenza. E soprattutto provare a capire che cosa rende la nostra esistenza degna di essere vissuta.

 

Daniela Massarani – The Family Trainer
Premium Partner
Psicologa del Benessere Famigliare
Tel. 333.3790986
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