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Conciliazione; Il progetto “Mamma che lavoro” permette di creare un vero dialogo, sia per le aziende sia per le madri lavoratrici

 

Simona Fontana è un avvocato, specializzata in diritto del lavoro. Donna energica, empatica e una professionista estremamente preparata, ha creato un progetto “Mamma che lavoro” che permette di creare un vero dialogo sia per le aziende sia per le madri lavoratrici. L’abbiamo intervistata.

 

Simona, ci racconti del tuo progetto “Mamma che lavoro”?

L’obiettivo del progetto “Mamma Che Lavoro“ è creare consapevolezza sociale sui diritti e doveri legati alla maternità. La finalità è cioè quella di considerare l’accudimento del proprio bimbo oltre che un diritto un vero e proprio dovere sociale.

È importante far capire che l’attività di cura di un figlio è un attività dedicata alla cura di un bene comune che appartiene alla società e genera valore al pari di qualsiasi attività economica. Il progetto si articola sia nell’organizzazione di incontri informativi rivolti ai responsabili delle risorse umane all’interno dell’azienda o in luoghi frequentati dalle famiglie (coworking, ludoteche, etc.) sia nella predisposizione all’interno dell’azienda di piani di rientro in seguito alla maternità. Nel mio percorso professionale ho capito che ciò che ostacola la realizzazione di un vera e reale conciliazione non è l’assenza di strumenti conciliativi ma l’assenza di consapevolezza circa l’importanza che l’attività di cura riveste all’interno della nostra società.

 

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Cosa significa per te “conciliazione”?

Per me conciliazione significa poter conservare la mia identità professionale e poter contestualmente avere un ruolo attivo nella vita di mio figlio per poter seguire la sua crescita ed il suo farsi spazio nel mondo.

 

Lo smart working è un tema a te molto caro, quali sono i vantaggi per le aziende che lo adottano?

Adottare forme di lavoro agile rappresenta per l’azienda una modifica radicale in quanto sta a significare il superamento della cultura, fortemente radicata nelle realtà aziendali italiane, del presenzialismo a favore di una nuova mentalità che premia i risultati ed il rapporto di fiducia tra lavoratori e d azienda.

Credo che l’obiettivo principale che ogni azienda deve porsi sia”fidelizzare” il proprio dipendente e creare un rapporto di fiducia che va oltre alla presenza fisica in ufficio. Un dipendente fidelizzato è un lavoratore che crede nell’azienda e che la sostiene anche nei momenti di difficoltà.

 

Qual è il tuo intervento nelle aziende? E per le madri lavoratrici?

Il progetto “Mamma Che Lavoro” si rivolge alle aziende attraverso l’organizzazione di incontri informativi rivolti ai responsabili delle risorse umane in cui espongo gli strumenti di conciliazioni previsti dalla normativa di riferimento ed insieme, in base alle esigenze dell’azienda e dei lavoratori, redigiamo specifici piani di conciliazione. Sono, infatti, convinta che una vera ed effettiva conciliazione per essere veramente efficace non deve essere calata dall’alto ma deve essere il frutto di un’analisi congiunta delle reciproche esigenze.

Con riguardo, invece, alle lavoratrici organizzo incontri in luoghi frequentati dalle famiglie (coworking, librerie, ludoteche…)  in cui racconto dei diritti e doveri legati alla maternità e degli strumenti di conciliazione previsti. Il progetto si articola anche in incontri rivolti alle donne che vogliono reinventarsi e creare un piccolo grande progetto imprenditoriale ed alle lavoratrici freelance.

 

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Com’é il panorama delle imprese milanesi rispetto allo Smart Working?

Le imprese milanesi sono certamente avanti in questo processo; stanno comprendendo quanti benefici a livello puramente economico riescono ad ottenere tramite l’adozione di forme di lavoro agile; ciò in quanto un lavoratore soddisfatto e un dipendente che lavora meglio e, quindi, rende di più.

 

Ringraziamo Simona Fontana, Premium Partner di MilanoBIZ