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Come investire nell’ultima parte dell’anno? Tassi di interesse, tapering, azioni e criptovalute

Tassi di interesse, tapering, azioni e criptovalute: il consulente finanziario indipendente Gianluca Sidoti fornisce una guida con spunti operativi e consigli da tenere a mente per coloro che stanno ragionando al proprio piano di investimento nell’ultimo trimestre dell’anno.

 

Con l’auspicata fine dell’emergenza sanitaria, che sembra finalmente avvicinarsi, gli italiani provano a  proiettarsi verso il futuro e, se durante la pandemia è raddoppiata la loro propensione al risparmio, oggi, sono numerosi coloro che puntano ad investire e vagliare una strategia di ingresso sul mercato per sfruttare la ripresa economica.

Due sono i driver che dobbiamo monitorare nei prossimi mesi: tapering e tassi di interesse. In entrambi i casi il “grilletto” è in mano alla FED, la banca centrale americana” – afferma Gianluca Sidoti, Consulente Finanziario Indipendente e CEO di TraDetector, società di formazione e divulgazione finanziaria che comprende una community di oltre 700 investitori che replicano autonomamente varie operatività da ogni parte del mondo, gestendo il proprio denaro semplicemente attraverso l’home banking.

Il consulente finanziario indipendente ha quindi tracciato la rotta per coloro che stanno pensando a come e dove investire con l’obiettivo di far comprendere meglio come sta evolvendo il mercato finanziario degli ultimi 3 mesi dell’anno.

Prestare attenzione ai tassi di interesse

Ad oggi, lo spauracchio più improbabile da affrontare sono i tassi di interesse, dato che la FED e la BCE non li alzeranno almeno fino alla fine del prossimo anno. Ed è fondamentale comprendere il meccanismo di correlazione tra tassi di interesse e mercato finanziario.

Bisogna partire dalle basi: il tasso di interesse è il costo del denaro che si presta: in estrema sintesi, quando aumenta il rischio, come nel caso della Pandemia da Covid-19 o, ancor prima, della crisi dei mutui sub prime, aumenta anche il prezzo che i prestatori di denaro richiedono: appunto, il tasso di interesse.

Per questo motivo, le Banche centrali intervengono con tutti gli strumenti a loro disposizione per mantenere i tassi il più possibile bassi, come sta succedendo da oltre un anno a questa parte.

Quando invece l’economia è in ripresa e non ci sono particolari rischi all’orizzonte, le Banche Centrali tendono ad alzare i tassi di interesse. Questo serve per far diminuire i consumi, ma soprattutto aiuta a non far salire troppo i prezzi. In caso contrario l’inflazione salirebbe troppo.

L’aumento dei tassi di interesse rappresenta un rischio per chi ha preso denaro in prestito e dovrà pagarlo di più al momento della sua restituzione, mentre costituisce un vantaggio per chi il denaro lo offre.

Quando aumenteranno i tassi, (non prima della fine del 2022 stando alle previsioni della FED), i rendimenti sulle obbligazioni saliranno, per cui sarà più conveniente per un investitore acquistare titoli di Stato o obbligazioni societarie piuttosto che azioni, come avvenuto finora.

Tapering

Il tapering non è altro che la riduzione di acquisto di obbligazioni statali, i famosi Treasury Bond, da parte della Federal Reserve.

Perché la FED acquista obbligazioni? È semplice, lo fa per sostenere l’economia.

Acquistando titoli di Stato, cioè debito pubblico, le Banche Centrali possono finanziare direttamente le nazioni che, a loro volta, attraverso la politica fiscale sostengono l’economia.

Attualmente, ogni mese, la Fed acquista ben 80 miliardi di dollari di obbligazioni, una cifra enorme, che secondo molti economisti sta drogando il mercato.

Chiunque abbia vissuto  i mercati azionari dall’estate ad oggi ha sicuramente usufruito di questa ‘droga”, dato che questa mole di acquisti da parte della FED ha fatto sì che gli interessi delle obbligazioni siano rimasti bassi e, per la famosa legge dei vasi comunicanti, quando le obbligazioni non offrono rendimenti interessanti il denaro si sposta sull’azionario, che infatti è salito come mai prima d’ora.

È utile ricordare che il rendimento delle obbligazioni è inversamente proporzionale al loro prezzo. Se si acquista un’obbligazione a 100 con un rendimento dell’1% l’anno, quando il suo prezzo scende, ad esempio arrivando a 90, il rendimento di quella obbligazione sale, presumibilmente intorno all’1,10% annuo.

Ecco perché, se la FED diminuisce l’acquisto dei titoli di stato americani, aumenta la disponibilità di obbligazioni sul mercato. Se ci sono più obbligazioni disponibili, il loro prezzo diminuisce e aumentano, di conseguenza, i loro rendimenti. E questo spiega anche il motivo per cui, da oltre un anno a questa parte, il prezzo delle obbligazioni era molto alto e i loro rendimenti piuttosto bassi. Si ritorna a  quanto detto prima: se i rendimenti delle obbligazioni sono bassi, non sono allettanti per gli investitori, che preferiscono dirottare la loro liquidità su Asset più redditizi, come appunto le azioni.

Ora la domanda è: cosa succederà quando la FED inizierà questo Tapering? Il meccanismo che si innescherà, molto probabilmente, porterà i mercati a ritracciare ma questo avverrà gradualmente, e, comunque, non bisogna assolutamente uscire dal mercato e/o farsi prendere dal panico.  – commenta Sidoti – “Il pesante acquisto di obbligazioni sta tenendo bassi i rendimenti, quindi gli investitori ora se vogliono battere l’inflazione e preservare il proprio potere di acquisto, sono in pratica costretti a comprare azioni. Va da sé che i prezzi delle azioni salgono. Perciò man mano che la FED chiuderà i rubinetti vedremo salire il rendimento delle obbligazioni e, quindi, sempre per i famosi vasi comunicanti, è normale che parte del denaro degli investitori si sposterà dal mercato azionario al mercato obbligazionario. Infatti, gli investitori potendo trovare buoni rendimenti ad un rischio più basso è normale che venderanno azioni per comprare obbligazioni.

Quali saranno le azioni che venderanno?

Molto probabilmente gli investitori istituzionali, Banche, Hedge Funds, Società d’Investimento,  inizieranno a ridurre la propria esposizione su azioni di tipo Growth, ovvero quel tipo di aziende volte alla crescita, che sono quindi più rischiose e che non distribuiscono dividendi. Quando infatti i mercati azionari vanno bene, come è stato nell’ultimo anno, gli investitori sono più propensi a rischiare e, quindi, le azioni Growth normalmente sovraperforamano le cosiddette Value, azioni di società della vecchia economia (industriali, energetiche, bancarie, comunicazioni…) che continueranno a distribuire dividendi e si preoccuperanno di fare in modo che i loro dividendi siano sempre superiori all’inflazione, attirando così compratori.

Viceversa, man mano che i rendimenti delle obbligazioni crescono e i listini azionari scendono, si creano le cosiddette opportunità sul mercato, ovvero aziende Value che si possono comprare a buoni prezzi e che sono favorite perché hanno business solidi e distribuiscono dividendi maggiori sia dell’inflazione che delle obbligazioni.

Quello che bisogna fare in questi casi non è uscire dal mercato ma, piano piano, ruotare i propri portafogli per adattarsi alla nuova situazione. Non so dire quando, ma sicuramente prima o poi ci sarà uno storno del mercato, ma andrà visto e considerato come una opportunità per far fruttare ancor meglio i nostri soldi, potendo acquistare ottime ‘aziende in saldo’. E poi, la FED non permetterà mai che ci sia un crollo così pesante da tenere i mercati negativi per anni, che è l’unica paura che dovremmo avere.

L’importante è, come sempre, avere una visione di lungo periodo e impostare il portafoglio in modo corretto, con la giusta proporzione di azioni, obbligazioni, materie prime e criptovalute.

Criptovalute: quale scenario?

Entro la fine dell’anno o all’inizio per nuovo potrebbe finalmente comparire sul mercato un nuovo EFT con sottostante Bitcoin, almeno secondo quanto riportato da Bloomberg.

Sono state presentate oltre 30 domande alla SEC negli ultimi tempi per una nuova approvazione. Questo è il motivo per cui il lancio di un nuovo ETF (Exchange Traded Fund, ovvero un Fondo a replica Passiva) sui futures BTC potrebbe portare le quotazioni della principale criptovaluta a quota 100.000$ addirittura entro la fine del 2021.

Non bisogna però farsi ingannare dalle previsioni, ed è necessario concentrarsi sui dati. Bitcoin è una valuta con una produzione limitata, che terminerà nel 2140 circa. Nonostante i boicottaggi di molti Paesi (l’ultimo, la Cina), il suo prezzo è destinato a salire per la semplice legge della domanda e dell’offerta: meno ce ne sono in circolazione, più il loro prezzo aumenterà nel tempo.

Bitcoin è un asset speculativo e molto volatile e come tale va trattato. In un’ottica di corretta diversificazione, non dovrebbe perciò superare il 2-3% del proprio Patrimonio. Ma se è uno strumento in grado di poter far guadagnare anche il 1000%, perché non scommetterci?


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