Redazione    Cerca    Login    Tag    Google News    RomaBIZ

Carlo Cottarelli sulle pensioni: “I giovani devono avere paura”. Ecco perchè

da | 15 Apr 2026 | Economia

Foto: Moneytalks.
Condividi l'articolo!

Carlo Cottarelli e l’allarme sulle pensioni

I giovani devono avere paura di non avere una pensione? Per Carlo Cottarelli la risposta è un secco: «Sì. Punto». Durante l’intervista rilasciata a MoneyTalks, il podcast di Money.it, l’economista non ha usato mezzi termini per descrivere la realtà che attende le nuove generazioni. Quello che emerge è il ritratto di un sistema previdenziale che poggia su fondamenta fragili, minacciato da un inverno demografico senza precedenti e da previsioni ufficiali che rasentano la fantasia.

Chi è Carlo Cottarelli

Già Direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli è noto in Italia per il suo ruolo di Commissario straordinario per la Revisione della Spesa (la celebre spending review). È stato Senatore della Repubblica e oggi dirige l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, confermandosi una delle voci più autorevoli e rigorose nel panorama economico nazionale.

La cruda verità sulla bomba pensioni

Cottarelli ha chiarito che il problema non è meramente contabile, ma strutturale e sociale: «Non è una questione finanziaria, non è una questione dei conti pubblici, semplicemente da che mondo è mondo chi produce le cose di cui hanno bisogno gli anziani sono quelli che lavorano. Chiamiamoli giovani». L’economista avverte che se il numero di chi lavora diminuisce rispetto a chi è in pensione perché non si sono fatti abbastanza figli, il sistema va in crisi profonda: «Diventa un problema. Chi deve dare da mangiare agli anziani?». Il progresso tecnologico può aiutare, ma nemmeno l’innovazione sembra essere la soluzione magica, poiché «il tasso della crescita di produttività in Italia dovrebbe raggiungere livelli enormi per eliminare completamente questo problema di tensione».

Il confronto con Fava e la critica alle proiezioni della Ragioneria

Sollecitato sulle dichiarazioni del Presidente dell’INPS, Gabriele Fava, che ha indicato nella partecipazione al lavoro, nella continuità contributiva e nel sostegno ai giovani le tre leve per la stabilità, Cottarelli ha frenato gli entusiasmi: «Quelle cose lì sono già previste. Quando ho parlato di queste previsioni fatte dalla Ragioneria Generale dello Stato, ci sono ipotesi ottimistiche su tutti questi aspetti. Il Presidente dell’INPS fa bene a dire queste cose, però quelle cose non bastano».

L’economista smonta senza sconti i documenti ufficiali: «La Ragioneria prevede che il tasso di crescita della produttività, quello che era più o meno zero, magicamente nei prossimi anni aumenti arrivando all’1,5%, 1,4% all’anno». Anche sulla natalità i conti non tornano: mentre lo Stato ipotizza una risalita a 1,5 figli per donna, la realtà scatta una fotografia opposta: «L’anno scorso questo numero magico è sceso a 1,14, livello più basso di sempre. Per ora non c’è nessun segnale di risalita». Per questo, conclude, le rassicurazioni istituzionali «sono comunque molto ottimistiche».

Spending review, tasse e il modello ZES

Oltre all’allarme previdenziale, nell’intervista Cottarelli ha toccato i temi della gestione dello Stato e della giustizia sociale. Citando il metodo di Javier Milei in Argentina, ha sottolineato come in Italia la spending review sia spesso troppo timida: «È impossibile tagliare la spesa pubblica senza dar fastidio a qualcuno. Milei ha tagliato l’equivalente di 350 miliardi di euro in un anno perché è andato alle elezioni con la motosega».

Sul fronte fiscale, ha ribadito la necessità di colpire le rendite: «Sulle tasse di successione siamo un caso unico al mondo, le abbiamo bassissime. Tassiamo di più le grandi eredità, ma usiamo ogni singolo euro per abbattere le tasse su chi lavora». Infine, la proposta di trasformare l’intera nazione in una Zona Economica Speciale (ZES) per debellare la burocrazia e l’addio al PD di Elly Schlein, spiegando che su temi come il merito la distanza era diventata ormai incolmabile.


Condividi l'articolo!