Da venerdì 4 aprile l’aeroporto di Milano Linate opera con scorte di carburante ridotte per gli aerei. Non è un guasto, non è uno sciopero: è la prima conseguenza concreta, sul suolo italiano, del blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall’Iran dopo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti del 28 febbraio scorso. Le restrizioni dovrebbero terminare alle 23.30 di giovedì 9 aprile. Ma l’attenzione resta alta anche in vista dell’estate.
Cosa sta succedendo
Air Bp Italia — divisione aviazione del colosso britannico BP e uno dei principali fornitori di carburante aereo in Italia — ha emesso un Notam (bollettino aeronautico ufficiale rivolto alle compagnie aeree) che segnala disponibilità «ridotta o limitata» di cherosene in quattro scali del Nord: Milano Linate, Bologna, Venezia Marco Polo e Treviso. Le restrizioni scadono domani, 9 aprile, alle 23.30, a meno di proroghe.
L’avviso non indica un blocco dei voli, ma mette in preallarme sulla possibilità di rifornimenti ridotti ed impone quindi una rigida gerarchia nell’erogazione. In cima alla lista delle priorità troviamo i voli di soccorso, le emergenze mediche e i voli di Stato. A seguire, il carburante viene garantito ai voli di lungo raggio (sopra le 3 ore), poiché questi velivoli non potrebbero decollare con una riserva limitata senza compromettere la sicurezza. Per tutti gli altri, la parola d’ordine è “risparmio” o rifornimento alternativo in altri scali.
A Linate le restrizioni ci sono, ma — a differenza degli altri tre aeroporti — non è stato indicato un tetto quantitativo preciso. Situazione più seria a Venezia, dove il Notam raccomanda esplicitamente ai piloti di fare carburante prima di arrivare, una tecnica chiamata «tankering»: si parte con i serbatoi già pieni per non dover rifornire nello scalo in difficoltà.
Un freno agli allarmismi, ma si guarda all’estate con attenzione
L’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), con il suo presidente Pierluigi Di Palma, ha cercato di smorzare i timori, attribuendo parte delle difficoltà al picco di traffico pasquale più che al solo blocco di Hormuz. Il Gruppo Save, che gestisce gli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona, ha precisato che Air Bp è solo uno dei fornitori presenti nei suoi scali, e che gli altri stanno coprendo la gran parte del fabbisogno.
Ma le prospettive per la stagione estiva destano qualche preoccupazione. Il Ceo di Ryanair, Michael O’Leary, è stato il primo a sollevare pubblicamente il problema, evidenziando che l’incertezza sulle forniture di carburante per gli aerei potrebbe trasformarsi in un caos operativo entro luglio e agosto.
Se i depositi non torneranno a livelli di sicurezza entro maggio, le compagnie aeree saranno costrette a decisioni drastiche. Il rischio è duplice: da un lato il taglio delle frequenze su alcune rotte per ottimizzare il consumo di carburante, dall’altro un inevitabile aumento dei prezzi dei biglietti. I costi logistici per trasportare il cherosene o per effettuare scali tecnici di rifornimento peseranno inevitabilmente sulle tasche dei passeggeri.
L’allarme del commissario all’Energia
A rilanciare l’allarme è anche l’Agenzia internazionale dell’energia e dalla Commissione europea. Nei giorni scorsi, il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha invitato gli Stati membri a «considerare la promozione di misure di risparmio, con particolare attenzione al settore dei trasporti».
Perchè lo stretto di Hormuz è così importante
La fragilità del sistema milanese dipende in gran parte da quanto accade nello Stretto di Hormuz, il punto più sensibile della geografia energetica mondiale.
L’Italia dipende da Hormuz meno di quanto si pensi: circa il 10% delle nostre importazioni di greggio arriva da Arabia Saudita e Iraq via Golfo Persico, mentre il resto viene da Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Nigeria. Tuttavia il petrolio è una commodity globale: il blocco di un quinto dell’offerta mondiale spinge i prezzi verso l’alto per tutti. Il Brent, che prima della crisi oscillava intorno agli 80 dollari al barile, ha raggiunto picchi oltre i 120 dollari.























