Milano Linate in tilt a pochi giorni dal debutto dei controlli digitali. Doveva essere il passo avanti verso frontiere più rapide e moderne, si è trasformato in una mattinata di disagi, code e voli partiti mezzi vuoti. Il nuovo sistema europeo EES, entrato in funzione il 10 aprile, ha già mostrato le prime crepe. E i passeggeri ne hanno pagato il prezzo.
Perchè l’aeroporto di Linate è in Tilt
Domenica mattina a Linate la situazione è degenerata in poche ore. Il volo easyJet diretto a Manchester, un Airbus A319 con 148 passeggeri previsti, è partito con appena 27 persone a bordo. Gli altri? Bloccati ai controlli passaporti, in coda. Ferma. Senza scorrere.
L’imbarco era fissato per le 11:00. Il comandante ha aspettato il più possibile, quasi un’ora. Poi ha dovuto decidere. L’equipaggio era vicino ai limiti operativi, non si poteva tirare oltre. Così l’aereo ha lasciato la pista con meno di un quinto dei passeggeri.
Una scena insolita, soprattutto per uno scalo come Linate. E inevitabilmente sono arrivate le proteste. Chi è rimasto a terra si è ritrovato senza volo e con poche risposte immediate. Biglietto in mano, ma niente partenza.
La compagnia ha fatto sapere di aver offerto la riprotezione gratuita su altri voli. E ha chiarito subito la sua posizione: la responsabilità non è loro. I controlli di frontiera dipendono dalle autorità statali. Una linea netta, tecnicamente corretta. Ma che non ha placato il malcontento di chi ha perso la partenza.
Il nodo EES: tempi lunghi e sistema sotto pressione
Dietro al caos c’è il nuovo Entry/Exit System (EES), il sistema europeo che sostituisce i timbri sul passaporto con controlli biometrici. In teoria, più sicurezza e meno tempi. In pratica, almeno per ora, il contrario.
Il problema si concentra soprattutto sul primo passaggio. Per ogni viaggiatore serve la registrazione completa: foto del volto, impronte digitali, dati del documento. Un’operazione che può richiedere diversi minuti. Tre, quattro, anche cinque.
Ora moltiplichiamo. Centinaia di persone, tutte insieme, tutte al primo utilizzo. Il risultato è quello visto a Linate: code che non si muovono, personale sotto pressione, passeggeri fermi.
Non si parla di guasto tecnico in senso stretto. Piuttosto di un sistema che, appena acceso, si è trovato subito al limite. Le postazioni disponibili non bastavano. La gestione dei flussi non ha retto. E la macchina si è inceppata.
Nel frattempo, per evitare il blocco totale, si è tornati ai controlli manuali. Una soluzione tampone. In attesa di capire come rendere davvero operativo il sistema senza paralizzare gli aeroporti.
E Linate non è un caso isolato. Negli stessi giorni, anche altri scali europei hanno registrato difficoltà simili. Alcuni hanno fatto marcia indietro temporaneamente, abbandonando il digitale per tornare ai metodi tradizionali.
Il paradosso è che l’allarme era già stato lanciato. L’associazione ACI Europe, che rappresenta i gestori aeroportuali, aveva chiesto di rinviare l’introduzione del sistema. Troppi rischi, troppe incognite. Ma il calendario è rimasto invariato.
Adesso il conto lo stanno pagando i passeggeri. E il banco di prova, appena iniziato, si è già rivelato più complicato del previsto.























