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Le nuove regole sull’immigrazione nel Regno prevedono porte aperte per i professionisti in possesso di dottorati di ricerca e con alte prospettive di guadagno

 

Competenze e stipendio medio-alto.

Sono alcuni dei più importanti requisiti che Londra esigerà, nei prossimi mesi, da tutti coloro che vorranno stabilirsi nel Regno Unito del “dopo Brexit”.

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La compagine governativa guidata dal primo ministro Boris Johnson, infatti, intende conferire una svolta alla politica dell’immigrazione nel Paese, con un taglio netto rispetto al passato.

Parola d’ordine: selezione.

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Pertanto, chi sceglierà di varcare la Manica per motivi di lavoro dovrà tenere presenti una serie di criteri, su cui l’esecutivo a Westminster non transige.

Anzitutto, i cittadini stranieri che approdano sul territorio inglese, oltre a una perfetta padronanza della lingua, dovranno avere in tasca un’offerta di lavoro ufficiale, emessa da parte di un’impresa in regola con le leggi del Regno. Gli avventurieri e tutti coloro che sperano di arrivare e poi di trovare un’occupazione precaria saranno respinti; quanto meno dai datori di lavoro che non vogliono avere guai.

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In secondo luogo, lo stipendio percepito non dovrà essere inferiore a 25.600 sterline annue lorde, oppure dovrà fare riferimento a un impiego attivo in un settore in cui vi sia carenza di manodopera e la cui retribuzione annua lorda raggiunga 20.480 sterline.

In alternativa, il lavoro ottenuto dall’aspirante immigrato dovrà presupporre un dottorato di ricerca in una materia scientifica o una alta specializzazione in materie differenti, purché pagato 23.040 sterline annue lorde.

 

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