Avvio di seduta negativo per la Borsa di Milano oggi, in linea con le altre principali Borse europee. Il FTSE MIB lima lo 0,59% nei primi scambi della mattinata, con il FTSE Italia All-Share che retrocede a 51.569 punti. Tiene meglio il FTSE Italia Mid Cap (+0,39%), mentre il FTSE Italia Star cede lo 0,34%.
A pesare sul sentiment degli investitori è un cocktail di tensioni geopolitiche, dati macro deludenti dalla Germania e incertezza sul fronte delle trattative di pace in Medio Oriente.
Azioni ENI in rialzo: il titolo brilla in controtendenza
In un mercato prevalentemente in rosso, Eni si distingue come uno dei migliori titoli del listino milanese con un guadagno dell’+1,23%. Il rialzo del greggio, con il Light Sweet Crude Oil sopra i 95 dollari, sostiene il titolo del colosso energetico italiano, che beneficia direttamente dell’aumento delle quotazioni petrolifere.
Bene anche Tenaris (+1,74%), altro titolo legato all’energia, e DiaSorin (+0,72%). Tra i titoli a media capitalizzazione spiccano Comer Industries (+8,43%), Safilo (+7,65%), Brembo (+6,90%) e D’Amico (+4,30%).
Male UniCredit, banche e difesa
Sul fronte opposto, UniCredit cede il -2,02%: a pesare sul titolo, oltre al clima di risk-off generale, la notizia che Commerzbank — banca tedesca su cui UniCredit punta per un’acquisizione — ha annunciato il taglio di 3.000 posti di lavoro con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la propria autonomia e respingere l’offerta italiana. Un segnale che l’operazione si preannuncia più complessa del previsto. Male anche BPER Banca (-2,03%) e Credem (-1,07%), in una giornata difficile per l’intero comparto bancario.
Il rosso più profondo è quello di Leonardo (-2,90%): il titolo della difesa soffre nonostante il contesto bellico, probabilmente per prese di profitto dopo la corsa recente. In calo anche Buzzi (-1,86%), Banca Ifis (-2,58%) e Cementir (-5,84%) tra i titoli a media capitalizzazione.
Il quadro macro: Iran, Germania e petrolio
A tenere i mercati in apnea è soprattutto il Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno colpito infrastrutture militari iraniane ritenute responsabili di un attacco a tre navi da guerra americane nello Stretto di Hormuz — nessuna imbarcazione colpita, ha precisato il Pentagono — mentre Trump insiste sul fatto che il cessate il fuoco di un mese è ancora formalmente in vigore. Contraddizioni difficili da digerire per i mercati, che faticano a trovare una direzione chiara.
Dalla Germania arrivano ulteriori cattive notizie: la produzione industriale di marzo è calata dello 0,7% rispetto al mese precedente, quando gli analisti si aspettavano un rimbalzo del 0,4%. Le esportazioni tengono (+0,5%) ma le importazioni volano (+5,1%), segnale di una domanda interna ancora compressa.
Anche IAG, la holding di British Airways, ha tagliato le stime di utile annuale, colpa dell’impennata del carburante e delle forniture irregolari legate al conflitto iraniano.
Sul fronte dei prezzi, il petrolio sale a 95,01 dollari al barile — livello che riflette le tensioni sull’offerta — l’oro a 4.720,6 dollari l’oncia (+0,72%), classico segnale di fuga verso i beni rifugio. Lo spread BTP-Bund si allarga a 75 punti base (+4), con il rendimento del decennale italiano al 3,76%. L’euro sul dollaro è stabile a 1,175. Negative anche Francoforte (-0,93%), Londra (-0,74%) e Parigi (-0,84%).























