Trattamento integrativo (ex Bonus Renzi): a chi spetta e ultime novità
Si continua a chiamarlo “bonus Renzi”, ma oggi il suo nome ufficiale è trattamento integrativo. È una voce che compare ancora in molte buste paga e che può arrivare fino a 1.200 euro l’anno. Ma attenzione: non è automatico, non è uguale per tutti e, soprattutto, non sempre significa guadagnare 100 euro in più al mese.
Negli ultimi anni la misura è stata modificata più volte e oggi funziona con regole più selettive. Vediamo tutte le informazioni utili.
Cos’è il trattamento integrativo (ex bonus Renzi)
Il trattamento integrativo è un importo aggiuntivo fino a 1.200 euro l’anno, riconosciuto ai lavoratori dipendenti e assimilati e erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro, ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito con modificazioni dalla legge 2 aprile 2020, n. 21.
Come funziona il bonus
Il trattamento integrativo viene anticipato dal datore di lavoro e riconosciuto automaticamente in busta paga; nelle voci retributive può comparire con diciture come “Trattamento integrativo” o “TIR”.
L’importo massimo resta di 1.200 euro annui, ma per capire se spetta davvero bisogna guardare due elementi: il reddito e la cosiddetta “capienza fiscale”, cioè il rapporto tra imposta dovuta e detrazioni.
Sotto i 15mila euro: quando spetta davvero l’importo pieno
Per i lavoratori con reddito annuo lordo fino a 15.000 euro, il trattamento integrativo è riconosciuto per intero (1.200 euro). Ma solo a una condizione precisa: l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente deve essere superiore alla detrazione da lavoro dipendente prevista dall’articolo 13 del TUIR, ridotta di 75 euro e rapportata al periodo di lavoro nell’anno.
È il cosiddetto requisito della “capienza fiscale”. Senza questa condizione, il bonus non spetta.
Tra 15mila e 28mila euro: il bonus diventa variabile
Per i lavoratori con redditi imponibili compresi tra 15.000 e 28.000 euro, l’importo del trattamento integrativo non è più automatico nè fisso.
In questa fascia, infatti, il beneficio è pari alla differenza tra le detrazioni fiscali spettanti (come risultano dal Modello 730) e l’Irpef lorda dovuta, con un limite massimo comunque fissato a 1.200 euro annui.
Oltre i 28mila euro: il bonus non spetta
Superata la soglia dei 28.000 euro di reddito annuo complessivo, il trattamento integrativo non è più riconosciuto, senza eccezioni.
Ex Bonus Renzi: perché non sono davvero 100 euro al mese
Anche nei casi in cui il bonus viene riconosciuto per intero, l’importo non è sempre identico ogni mese. Viene infatti calcolato su base giornaliera e rapportato ai giorni effettivi.
Questo spiega perché in busta paga si possono trovare cifre leggermente diverse (dai 98 ai 102 euro circa) a seconda del mese o della situazione contrattuale.
Le ultime novità della Legge di Bilancio 2025
Le regole del trattamento integrativo sono state stabilizzate anche per il 2026, confermando l’impianto già in vigore.
Non ci sono quindi cambiamenti sulle soglie principali: restano i 15.000 euro per il riconoscimento pieno e i 28.000 euro come limite massimo oltre il quale il bonus non spetta.
Resta però aperta una criticità già emersa negli ultimi anni e non ancora risolta dal legislatore. In particolare, nella fascia di reddito più bassa – dagli 8.500 ai 9.000 euro annui – il trattamento integrativo può non essere riconosciuto.
Questo accade per effetto dell’interazione tra le detrazioni da lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR) e le misure di riduzione del cuneo contributivo confermate dalle ultime manovre.
Si tratta di un punto ancora oggetto di attenzione, anche perché incide proprio sui redditi più bassi. Al momento, tuttavia, non sono state introdotte correzioni specifiche, nonostante le ipotesi di intervento circolate nei mesi scorsi.
























