Biscotti della fortuna, sono davvero di origine cinese? Ecco la storia

da | 18 Gen 2021 | Food e Drink

I biscotti della fortuna non sono cinesi. Ecco la vera storia ricostruita da una ricercatrice giapponese

 

Conosciamo tutti molto bene i simpatici biscotti della fortuna che ci vengono regalati nei ristoranti cinesi a fine di ogni pasto, e ogni volta fremiamo per aprirli e leggere la tenera dedica presente all’interno.

Però i biscotti della fortuna, il must dei ristoranti cinesi di tutto il mondo, non sono di origine cinese, ma bensì giapponese. Addirittura, in Cina, sembra che la popolazione non sia nemmeno a conoscenza dei famosi biscottini avvolti in carta dorata.

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A scoprire la vera storia dei biscotti della fortuna è stata la ricercatrice giapponese Yasuko Nakamachi, avendone fatto della sua tesi di laurea una vera e propria missione dopo averli visti per la prima volta, negli anni ’80, in un ristorante cinese di New York. Successivamente li riconobbe in un panificio giapponese, ma leggermente diversi, si trattavano dei Tsujiura Senbei: un cracker tipico della cucina giapponese composto da riso glutinoso e disponibili in varie forme, dimensioni e sapori.

Da lì partirono le sue ricerche, durate ben sei anni, che l’hanno condotta a rintracciare i biscotti della fortuna addirittura nel 1878, attraverso un’incisione che raffigurava tre personaggi, uno dei quali alle prese con la cottura dei Senbei.

Vero è che i biscotti della fortuna sono in realtà giapponesi, ma è vero anche che il merito della loro diffusione è stato dei cinesi: per questo alla fine è stata attribuita a loro la paternità di questi simpatici dolcetti.

La forte immigrazione dalla Cina e dal Giappone, negli anni della prima guerra mondiale, portò la cultura americana in contatto con questi dolcetti, diffusi grazie anche al cantante David Jung, che nel 1916 fondò la Hong Kong Noodle Company.

I cinesi presero subito il sopravvento nella produzione dei biscottini e alla fine degli anni ’50 le aziende riuscirono a produrne già 250 milioni. Oggi ammontano a ben 3 miliardi.

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