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Il presidente dell’Istat, Blangiardo, ha presentato il Rapporto BES 2020 con un focus sugli indicatori regionali. Resta elevato il divario con l’Europa.

 

I progressi compiuti negli ultimi anni sul fronte della salute cancellati dalla pandemia; il duro colpo assestato dall’emergenza sanitaria alle dinamiche del mercato del lavoro; gli elevati livelli di benessere che si registrano in Lombardia e la ridotta percentuale di giovani che non lavorano e non studiano; il ritardo rispetto d’Europa che non accenna a diminuire. Sono alcuni degli spunti di riflessione che ha offerto la presentazione del Rapporto BES 2020 dell’Istat nel corso dell’iniziativa “Il benessere equo e sostenibile: parliamone alla Bicocca”, che si è tenuta questa mattina e alla quale hanno preso parte il Presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, la Rettrice Giovanna Iannantuoni, il Pro-Rettore per l’Alta formazione e per le attività del Job Placement Mario Mezzanzanica e il professore di Statistica metodologica Giorgio Vittadini.

Il presidente Blangiardo ha offerto una lettura dell’ultimo Rapporto Istat sul BES “benessere equo e sostenibile” nelle sue diverse dimensioni (domini). Un nuovo contributo che si basa su un set di indicatori realizzato in coerenza con le linee fondamentali del programma #NextGenerationEUe e che risponde a esigenze conoscitive specifiche, tra cui l’arricchimento delle informazioni disponibili sugli aspetti sanitari, sulla digitalizzazione, sul capitale umano (sia dal lato della formazione, che da quello del lavoro) e sul cambiamento climatico.

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Il BES è alimentato da un sistema di indicatori statistici che non solo hanno costantemente garantito un qualificato monitoraggio delle condizioni di benessere dei cittadini, delle loro determinanti e delle loro tendenze, ma hanno anche conquistato progressivamente un posto al tavolo più alto delle scelte politiche. In occasione di questo Rapporto BES, l’improvviso cambiamento del contesto ha reso necessario un lavoro di arricchimento del quadro concettuale entro cui ci si è mossi nelle fasi di raccolta e di trattamento dei dati statistici. Si è intervenuti tanto sulle fonti, con nuovi quesiti nelle indagini che forniscono il materiale a supporto, quanto sulla tempestività degli aggiornamenti, con la scelta di misure più sensibili al cambiamento nel breve periodo.

Sul piano dei risultati gli indicatori proposti mostrano chiaramente come i cambiamenti nel profilo del benessere in Italia siano stati numerosi e importanti: sia nella direzione del progresso, sia nella persistenza di aree di criticità, anche profonde. La pandemia ha rappresentato una frenata, o addirittura un arretramento, in più di un settore. Di contro, in altri settori si registrano segnali positivi. L’istruzione si è confermata come fattore propulsivo del benessere. L’abbandono scolastico ha mostrato segnali di diminuzione. La presenza delle donne nei luoghi decisionali ha fatto passi in avanti, sebbene lentamente. La criminalità è andata progressivamente riducendosi. Alcuni indicatori ambientali, come quelli che monitorano la gestione dei rifiuti, hanno mostrato un andamento favorevole.

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Rispetto al dettaglio regionale, puntualmente fornito dagli indicatori del BES, emerge un quadro complesso in cui la Lombardia è spesso testimone di eccellenze e di livelli elevati di benessere in molti campi, quali il lavoro, la partecipazione sociale e pubblica, il benessere economico, l’innovazione e la ricerca, l’ambiente, la qualità dei servizi. Per contro emergono anche alcune ombre, associate in parte alla pandemia. Il caso più eclatante è quello della speranza di vita alla nascita che passa in Lombardia da 83,4 anni nel 2019 (valore superiore alla media italiana di 83,0 anni) a 81,2 anni nel 2020, valore al di sotto della media nazionale. Ma anche molti indicatori relativi alla criminalità e sicurezza rivelano una posizione della Lombardia più critica.

Con specifico riferimento ai giovani, si osservano risultati positivi del sistema scolastico lombardo, con quote basse di ragazzi che non raggiungono competenze numeriche e alfabetiche adeguate e, per contro, competenze digitali mediamente più elevate. Nelle fasi successive si osserva un indicatore di passaggio all’università dei giovani lombardi tra i più alti d’Italia (54,5% rispetto ad una media del 50,4%), una quota elevata di 30-34enni con un titolo di studio terziario (33,0% rispetto a 27,8 per l’Italia), un’incidenza di laureati in discipline tecnico-scientifiche in linea con quella media. Inoltre, la Lombardia è tra le regioni con una più bassa incidenza di giovani che non lavorano e non studiano – i cosiddetti NEET – (17,0% rispetto ad una media nazionale di 23,9%). Non si può tuttavia dimenticare che, se pur con risultati superiori alla media nazionale, il divario rispetto all’Europa rimane comunque elevato.

«Gli indicatori del BES – ha affermato il presidente Blangiardo – hanno registrato impatti particolarmente violenti su alcuni progressi raggiunti in dieci anni sul fronte della salute, annullati in un solo anno. L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze pesanti su un mercato del lavoro già poco dinamico e segmentato e ha imposto una battuta di arresto nella partecipazione culturale. In questo contesto, aumentano comprensibilmente i timori dei cittadini per la propria situazione futura e resta bassa la quota di persone molto soddisfatte per la vita. Dal lato delle buone notizie, dopo anni di declino, l’interesse dei cittadini per i temi civici e politici e la loro sensibilità per i cambiamenti climatici hanno mostrato segnali di ripresa».

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«Gli indicatori del BES – ha spiegato il presidente Blangiardo – hanno registrato impatti particolarmente violenti su alcuni progressi raggiunti in dieci anni sul fronte della salute, annullati in un solo anno. L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze pesanti su un mercato del lavoro già poco dinamico e segmentato e ha imposto una battuta di arresto nella partecipazione culturale. In questo contesto, aumentano comprensibilmente i timori dei cittadini per la propria situazione futura. Dal lato delle buone notizie, dopo anni di declino, l’interesse dei cittadini per i temi civici e politici e la loro sensibilità per i cambiamenti climatici hanno mostrato segnali di ripresa.

«Dal BES emerge una crisi culturale, di qualità della vita, di capacità di affrontare la realtà che spiega anche perché la crescita della ricchezza fosse così rallentata anche prima della crisi pandemica. Il BES – ha affermato il professor Vittadini – lascia emergere i problemi dell’Italia nella loro radicalità. E fa capire perché per affrontarli non è sufficiente il reperimento di risorse economiche. Non basterà per risollevarsi un aumento della spesa pubblica e non basteranno i fondi europei del Next Generation Eu. Il BES, però, contiene anche una bella sorpresa. Nel capitolo sul benessere soggettivo parla di aumento delle persone che, pur preoccupate del loro futuro, sono molto soddisfatte della propria vita. Sono soprattutto persone che vivono relazioni sociali e sentono di appartenere a delle comunità. Riemerge, in altre parole, un desiderio ideale di vita non individualista, da vivere in realtà sociali e in corpi intermedi».

«Questo lavoro che l’Istat produce è una importantissima fonte di informazioni, che offre la possibilità di riflettere sulla reale situazione del Paese in tutti i suoi aspetti più significativi, sintetizzati nei dodici domini su cui si concentra l’indagine. Da esso si possono trarre informazioni non scontate sul benessere delle persone. Per questa ragione il Rapporto BES – ha sottolineato il professor Mezzanzanica – rappresenta uno spunto importante di riflessione per tutti e di supporto alle istituzioni al fine migliorare le politiche e le azioni di intervento».

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