Il monumento nacque come imitazione, in grande, di un arco disposto in Porta Orientale per celebrare il matrimonio del governatore napoleonico della città, e guardava verso Parigi. I nuovi dominatori austriaci lo risparmiarono, ma apposta invertirono il verso dei suoi sei cavalli di bronzo

 

Arco della Pace di Milano: nato da un’idea regalo per un matrimonio.

Sembra incredibile, ma è così.

Per capire meglio la storia del maestoso monumento che svetta all’inizio di corso Sempione, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e tornare all’Ottocento.

Anno di grazia 1806. Milano è in gran fermento per lo sposalizio che si deve celebrare tra Eugenio di Beauharnais, governatore napoleonico della città nonché figlio adottivo dello stesso Napoleone Bonaparte, e Augusta di Baviera.

Data l’importanza della posta in gioco, il Comune non bada a spese e precetta il famosissimo architetto Luigi Cagnola, cui assegna l’incarico di progettare un bell’arco di trionfo, da realizzare con legno e tela e da collocare all’imbocco di Porta Orientale, corrispondente all’attuale inizio di corso Venezia.

LEGGI ANCHE >>  Ogni comunicazione è un atto di vendita. Il prezioso supporto di Barbara Fogli

Un’intuizione fantastica. I due sposi sono lusingati, i milanesi esultano e le autorità cittadine, entusiaste, decidono di far erigere un altro arco, ben più grandioso e in marmo, che si chiamerà “di trionfo”, servirà a celebrare la contemporanea vittoria dell’imperatore di Francia contro gli arci nemici dell’Austria e, per questo, farà svettare sei magnifici cavalli di bronzo in direzione di Parigi.

Pochi anni dopo, tuttavia, sconfitto Napoleone, Vienna diventa la nuova padrona di Milano. Le autorità asburgiche non fanno abbattere l’Arco, anzi lo apprezzano. Si concedono solo un vezzo: cambiare la denominazione in “Arco della Pace”, quella da loro imposta all’Europa, e far ruotare i cavalli di 180 gradi affinché possano rivolgere i loro deretani alla volta della Francia. Siamo nel 1815.

Un quarantennio dopo, l’8 giugno 1859, esultanti per la vittoria di Magenta il nipote di Napoleone, l’imperatore Napoleone III, e il re d’Italia Vittorio Emanuele II entrano a Milano per annunciare la liberazione del Lombardo-Veneto dall’oppressore austriaco.

LEGGI ANCHE >>  Milano, in via dei Mercanti Sant’Ambrogio ha il corpo di donna

Troppa, però, la frenesia e troppa la gioia per poter rimettere nella corretta posizione i sei cavalli, che ancora oggi danno le spalle ai francesi, forse a riprova del rapporto di amore e odio che ci lega ai nostri cugini d’Oltralpe.

 

Condividi questo articolo!
WhatsApp Me!