Il popolo dei rider ha deciso di riunirsi in una innovativa forma di rappresentanza, per perorare in prima persona i diritti e le risorse richiesti al Governo

 

Sì alla rappresentanza presso i tavoli politici, no alla riunione classica in un sindacato.

È il principio ispiratore di Anar, l’Associazione nazionale autonoma rider che sarà inaugurata alla fine del mese di novembre a Milano, Roma e Firenze e che intende riunire in una nuova forma di organizzazione pubblica i fattorini in bicicletta che, ogni giorno, consegnano cibo e altri prodotti a domicilio.

Il raggruppamento, che a Milano ha già raccolto l’adesione di cinquecento rider e che ha il suo portavoce locale in Nadia Giobbi, prende di mira i metodi di rappresentanza del sindacato tradizionale, a parere dei suoi membri troppo lontano dalla realtà di cui si dovrebbe occupare e, perciò, incapace di tutelarne gli interessi ai tavoli politici.

I sindacalisti che vorrebbero rappresentarci non fanno questo lavoro, noi invece riteniamo di poter essere i migliori portavoce delle questioni che ci stanno a cuore” ha spiegato Giobbi.

Tra i punti salienti rivendicati da Anar, l’inserimento, nel prossimo decreto legge che dovrebbe regolamentare il settore, della possibilità di contestare la valutazione negativa espressa dal cliente, della fornitura obbligatoria di caschetti e attrezzature di sicurezza, di corsi di italiano per il personale straniero.

Chi, nel settore dei rider, ha scelto di essere rappresentato dal sindacato tradizionale, come per esempio gli iscritti al collettivo Deliverance, contesta agli avversari di Anar di essere alla mercé delle aziende titolari, a causa di un presunto atteggiamento troppo morbido della neo associazione verso la possibilità di mantenere il pagamento a cottimo al posto di un più equo salario minimo.

Da Anar rispondono che si tratta di una bugia. “Anche noi chiediamo una base fissa, ma vogliamo che rimanga la possibilità che il reddito finale possa superare la quota fissa stessa, altrimenti ci rimetteremo” ha puntualizzato la portavoce.

Inoltre, rispetto alle altre sigle di categoria, Anar fa della copertura assicurativa dei fattorini un punto d’orgoglio della propria campagna, e argomenta che se, per questioni giuridiche, “sottoscriverla con l’Inail è un problema, le aziende hanno sempre la possibilità di rivolgersi alle compagnie private”.

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