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Affluenza referendum, a Milano sfiora il 55%: come ritirare la tessera elettorale, si vota fino alle 15

da | 23 Mar 2026 | Cronaca

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I milanesi hanno ancora qualche ora per votare al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. I seggi sono aperti stamattina dalle 7 e chiudono alle 15. Ieri sera, alla chiusura delle urne alle 23, Milano sfiorava il 55% di affluenza: sopra la media lombarda (circa 52%) e nettamente sopra quella nazionale (intorno al 46%). È un dato significativo per un referendum che, a differenza di quello abrogativo, non ha quorum.

Cosa dice la scheda: il quesito in sintesi

La scheda chiede di approvare o meno la legge costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, che modifica nove articoli della Costituzione sull’ordinamento della magistratura.

Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: oggi un magistrato può passare da una funzione all’altra nel corso della carriera, con la riforma non sarà più possibile. Si istituiscono inoltre due CSM separati — uno per i giudici, uno per i PM — e una nuova Alta Corte disciplinare che accentra le competenze disciplinari oggi in capo al CSM.

Uno degli aspetti più discussi è il sorteggio per la scelta dei componenti dei nuovi organi, pensato per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura.

Sulla scheda si trovano due caselle:  se si è favorevoli alla riforma, NO se si è contrari. Una croce, e si esce.

L’affluenza al referendum a Milano

Milano ha allestito 1.249 sezioni elettorali distribuite in 162 scuole della città. Alla chiusura di ieri sera il capoluogo sfiorava il 55% di affluenza, sopra la media lombarda (circa 52%) e nettamente sopra quella nazionale (intorno al 46%). Tra i votanti, in coda ai seggi si sono visti sia 18enni al loro primo voto che qualche centenario: la fotografia di una giornata di partecipazione trasversale per età e generazione.

Come funziona questo referendum e perché l’affluenza conta

Il referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione, non richiede un quorum minimo di partecipazione: vince il sì o il no con un voto in più dell’altro, qualunque sia il numero di schede depositate nell’urna. È diverso dal referendum abrogativo — quello con cui si cancellano le leggi — che invece richiede la partecipazione di almeno il 50%+1 degli aventi diritto per essere valido.

Il numero dei votanti ha però sempre influenzato in modo determinante l’esito: chi si astiene lascia decidere agli altri. Ed è proprio per questo che i precedenti storici sono utili per capire il peso del dato di ieri sera.

I quattro referendum costituzionali precedenti

Questo è il quinto referendum costituzionale della storia della Repubblica. Gli altri quattro si sono svolti tutti in questo millennio, e in nessuno dei quattro casi il testo aveva ottenuto in Parlamento il via libera dei due terzi delle Camere, soglia che avrebbe evitato la consultazione popolare.

2001 — Riforma del Titolo V (governo Amato). Il primo referendum costituzionale della storia repubblicana. Gli italiani furono chiamati a votare sulla riforma dei poteri delle Regioni. Affluenza bassissima: 34,05%. Vinse il Sì con il 64,21%.

2006 — Titolo V ampliato e Senato federale (governo Berlusconi). Cinque anni dopo, il centrodestra propose un’ulteriore riforma del rapporto Stato-Regioni, con l’introduzione del Senato federale e competenze esclusive delle Regioni su sanità, scuola e polizia locale. Affluenza: 53,8%. La riforma venne bocciata con il 61,29% di No.

2016 — La riforma Renzi. Il referendum più partecipato: 65,48% di affluenza. Gli italiani erano chiamati a giudicare una riforma ampia che toccava il superamento del bicameralismo perfetto, l’eliminazione del CNEL e il nuovo rapporto Stato-Regioni. Vinse il No con il 59,12%, segnando la fine del governo Renzi.

2020 — Il taglio dei parlamentari (proposta M5S). L’unico dei quattro in cui il Parlamento aveva già raggiunto la maggioranza dei due terzi, ma la consultazione fu promossa lo stesso. Affluenza: 53,84%, in parte sostenuta dal voto contestuale per le elezioni regionali e dalla pandemia che spinse molti a votare in modo più consapevole. Vinse il Sì con il 69,9%.

È utile notare che nei due casi con affluenza più alta — 2016 e 2006 — ha vinto il No. Nel 2001, con la partecipazione più bassa (34%), ha vinto il Sì. Il 2020 fa eccezione: alta affluenza e larga vittoria del Sì, ma in quel caso si votava in piena pandemia e in concomitanza con le elezioni regionali, il che gonfiò il dato.

Come ritirare la tessera elettorale e dove votare

Chi non ha ancora votato può recarsi nella propria sezione elettorale entro le 15. Per accedere al seggio servono tessera elettorale e documento d’identità valido. Per chi avesse perso la tessera o avesse esaurito gli spazi, i seguenti uffici sono aperti stamattina:

Ufficio Elettorale di Via Messina, 52 e salone centrale di Via Larga, 12: aperti dalle 7 alle 15. Le sedi anagrafiche decentrate sono invece aperte dalle 8:30 alle 15:30. Sono validi come documento d’identità carta d’identità (anche la ricevuta della CIE), passaporto, patente, libretto di pensione e porto d’armi.


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