2023: il ritorno dei fondi alternativi?

da | 22 Gen 2023 | Economia

Se ne è parlato poco in periodi tassi bassi e di andamento complessivamente buono in borsa. Adesso con i tassi che continuano a salire e le borse in difficoltà, si mette in evidenza chi è professionalmente capace di gestire i flussi, chi compra titoli e ne vende altri nello stesso momento, riuscendo a portare a casa risultati comunque positivi in una fase in cui la quasi totalità dei gestori ha chiuso il 2022 con perdite in media del 15%.

Parus Finance, gestore di investimenti indipendente con sede a Londra, ci crede e, anche in Italia, si sta muovendo per far conoscere la sua strategia Global Long Short Equity, un modello di successo che ha riportato un rendimento ventennale significativamente superiore ai mercati azionari.

“Siamo in una fase economica che non si vedeva da molti decenni – ha dichiarato Marc Chatin, Partner e Portfolio Manager di Parus Finance – e questo è un mercato entusiasmante per la nostra strategia”

L’investimento ad alto rendimento si può concretizzare, però ha dei presupposti: la ricerca e l’analisi di bilanci e prospettive di società, prima che si realizzino operazioni di investimento, con l’obiettivo di individuare società che abbiano notevoli potenzialità di crescita, investendo in anticipo rispetto ai trend di crescita previsti.

“È importante determinare il vero valore di un’azienda piuttosto che preoccuparsi dell’andamento dei prezzi delle azioni – ha spiegato Marc Chatin – La mia esperienza con i cicli economici precedenti mi ha insegnato che a lungo termine lavorare in modo indipendente sui fondamentali paga di più che cercare di rispondere alle tendenze”.

Per ridurre al minimo il rischio di perdite è necessario aggiungere un altro elemento nel mix: la professionalità. Ossia la capacità di comprendere i bilanci e soprattutto di individuare potenzialità e cogliere occasioni.

Solo una grande professionalità può gestire il rischio e consentire di realizzare margini interessanti. La strategia di Parus è cogliere grandi opportunità in anticipo. Questo dettagliato processo di ricerca le consente di individuare le società con bilanci deboli e di venderle allo scoperto prima del calo dei prezzi delle azioni, elemento che si è rivelato molto utile nei momenti di debolezza del mercato azionario.

Parus è molto conosciuta ed apprezzata per il suo track record nelle cosidette vendite allo scoperto, un elemento di differenziazione che pochi gestori sono stati in grado di dimostrare.

La strategia azionaria long-short di Parus Finance, presenta un altro vantaggio, ovvero la capacità di includere i criteri ESG nel processo di investimento, attività di certo non semplice in special modo nelle strategie macro. Ma per Parus Finance è determinante allineare la propria strategia con i fattori ESG anche per una massimizzazione congiunta dei rendimenti e degli obiettivi ESG.

È possibile investire in società specifiche con buone performance secondo i criteri ESG, vendere quelle che non lo sono e impegnarsi con i team di gestione delle società per spingerle a migliorare.

Parus Finance vede ancora molte incoerenze nell’applicazione dell’ESG in tutto il settore e ha sviluppato un proprio processo interno per risolvere questo problema.

Nella sua storia, Parus ha dimostrato di possedere il massimo livello di competenza nell’identificare le tendenze in anticipo rispetto al mercato più ampio.

Ha fatto il suo ingresso in molte società di qualità ben prima che venissero apprezzate a livello generale, come Google nel 2004, Facebook nell’ottobre 2012 e Tesla nel maggio 2013.

Ha inoltre individuato le società destinate a registrare performance negative, tra cui molte prima della crisi finanziaria globale, dell’epidemia di Covid e del 2022, proteggendo il portafoglio in tutti questi periodi.

Parus è nota per aver generato forti rendimenti durante la crisi del 2008, shortando i subprime negli Stati Uniti ed anche società finanziarie e immobiliari statunitensi.

Parus Finance è stata inoltre in grado di limitare le perdite in anni molto difficili, come il -9% del 2008, quando il mercato era in calo del 45% o il +3,5% dell’anno scorso, quando l’MSCI world (indice del mercato azionario a livello globale) era in calo del 19.5%, grazie al contributo del portafoglio short e la strategia di investimento flessibile.

Autore: Silvio Damiani